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... POTERE AL POPOLO ...
POLITICA
20 gennaio 2009
Solo un magistrato!!!!!!!!



Luigi De Magistris ora è giudice del riesame a Napoli.
Dopo avergli scippato le sue inchieste è stato, nell'ordine: umiliano, mediaticamente linciato, trasferito.
Si era addentrato troppo....troppo!!!
Pubblico e riassumo la sua sincera e commuovente lettera inviata ieri a Micromega.it

L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.
Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.
Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.
Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.
Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – (...) non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.
In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.
Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. 
Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione (...) anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?
Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia. In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. 

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.
Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire. La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.

POLITICA
26 giugno 2008
Umorismo o realtà?





I dodici articoli della Costituzione.
Le basi democratiche del nostro assestto giuridico e culturale. Ormai puzzano di vuoti principi ed hanno perso la loro fondamentale funzione: orientare l'intera attività legislativa ed esecutiva, nell'attuazione dei valori fondanti di una società sana.
Ecco la proposizione dei 12 enunciati fondamentali nella versione ufficiale (quelli della carta del 48) e nella versione umoristica che è maledettamente più rispondente alla realtà delle cose.

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

L’Italia è una Repubblica anche fin troppo democratica fondata sulla raccomandazione e sulle palle quadre del cittadino che ogni giorno è costretto a lavorare in condizioni umilianti e frustranti.
La sovranità appartiene ai potenti ed a chi  è più furbo e disonesto e la esercita come e quando vuole, fuori dai limiti della costituzione. 

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 La Repubblica non garantisce alcun diritto, a meno che l’uomo sia disposto a pagare profumatamente, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità attraverso forme di usura legalizzata come le banche o caricandosi di imposte e tasse che pagherà in maniera inderogabile a parte chi, impunemente può permettersi di evaderle. 

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non tutti i cittadini hanno parità e dignità sociale e non sono uguali davanti la legge.  Ci sono distinzioni di sesso (la donna  sempre meno ,altro che in Spagna), di razza (se non sei italiano devi essere sfruttato soprattutto dalle associazione a delinquere ed essere considerato clandestino), di lingua (o parli italiano o ti attacchi al…..), di religione (conta solo e rigorosamente quella cattolica), di opinioni politiche (valgono solo quando si è in prossimità del voto, poi dimenticale), di condizioni personali e sociali (devi essere miliardario, furbo e bastardo altrimenti non hai diritti). 
Sarà compito della Repubblica non rimuovere gli ostacoli  dietro lauti compensi, limitare al massimo ogni tipo di libertà(di essere informati ad esempio), impedire il pieno sviluppo della persona umana e impedire l’effettiva possibilità di lavorare dei più meritevoli a discapito dei raccomandati. E' espressamente richiesto l’esilio verso altri paesi per le menti geniali.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

La Repubblica riconosce il diritto al lavoro solo ai raccomandati o figli di papà o “lecchini” del sistema clientelare. Si accettano tangenti e prestazioni sessuali di ogni tipo. Per questo promuove le condizioni che rendano effettive queste situazioni.
Ogni cittadino che non ha possibilità di seguire le regole dettate dal suddetto articolo sarà costretto a svolgere il lavoro più umiliante e meno remunerato possibile che concorra al progresso soprattutto materiale del proprio datore di lavoro.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

 La Repubblica, una e indivisibile (Bossi permettendo) non riconosce affatto nessun tipo di autonomia locale, eccetto l'autonomia di Lombardo e dei suoi amici mafiosi. Adegua i suoi principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze della criminalità organizzata.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche

 La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze aristocratiche.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani ma solo sulla carta costituzionale.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi che non possono essere modificati in alcun modo nonostante siano stati scritti e accettati durante la dittatura fascista. Questi prevedono che la Chiesa può intervenire su tutti gli aspetti della vita politica del paese imponendo allo Stato Italiano propri rappresentanti all’interno del Parlamento e ammonendo e scoraggiando qualunque tipo di iniziativa scientifica che tenda a far progredire il paese. Basta dichiarare sempre che si tratta di questioni etiche e morali. 

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Le confessioni religiose non sono egualmente libere davanti alla legge. Conta sempre e solo la religione cattolica.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica non hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto contrastano con i principi indissolubili dei Patti lateranensi e il potere supremo della Chiesa.
I loro rapporti con lo Stato sono tenuti a stretta sorveglianza dalla Chiesa cattolica e dai suoi vicari.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

La Repubblica non è tenuta a tutelare lo sviluppo della cultura in quanto bisogna che i cittadini non siano sufficientemente in grado di comprendere le nefandezze dei suoi rappresentanti. Non tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione(vedi monnezza a Napoli e degrado delle periferie delle città.)

Art. 10.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.


L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute ma solo perché non ne capisce un cazzo.
La condizione dello straniero è regolata da leggi razziste non in conformità con le norme ed i trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche ha diritto di asilo nelle confortevoli carceri italiane secondo le condizioni stabilite dalle legge

Art. 11.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali solo se gli USA non partecipano o iniziano guerre senza senso per il predominio del mondo. In quel caso non contano né la pace né la giustizia ma bensì il fatto di dover puntualmente apparire come un cagnolino a causa diella sconfitta in  un’altra stupida guerra (la seconda mondiale).

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

La bandiera della Repubblica è interamente verde con al centro il simbolo del carroccio ed in basso il logo Mediaset. Il sedere degli italiani invece sarà a bande verticali di uguale dimensioni.
Il colore  del sedere sarà lberamente scelto da ogni singolo cittadino sulla base delle sue esperienze personali.



Liberamente ispirato a "la costituzione italiana in chiave umoristica" (loschiaffo.org)


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permalink | inviato da rizzocitizen il 26/6/2008 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
15 aprile 2008
Nè sinistra nè arcobaleno





Per la prima volta in parlamento non siedono rappresentanti dell'area comunista del paese. Una disfatta inaspettata. I padri fondatori della grande (ed ora vacillante) Costituzione non partecipano al dibattito parlamentare.
I voti degli operai li ha presi la Lega.
Il paese è completamente svuotato, berlusconizzato.
La Sinistra arcobaleno è un indegno successore dei partiti di ispirazione comunista italiani.
Sono triste.

Elezioni politiche 2006:

Rifondazione comunista   5,8  %
Comunisti italiani              2,3  %
Verdi                                2,0  %
Totale                              10,1 %

Elezioni politiche 2008:

La sinistra l'arcobaleno     3,0 %

Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni.
(K. Marx)

La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della proporia personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(A.Gramsci)

"Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria"
(A.Gramsci)
 
"Una società piú austera può essere una società piú giusta, meno diseguale, realmente piú libera, piú democratica, piú umana."
(E. Berlinguer)

POLITICA
12 aprile 2008
Si prega di scaricare, dopo la consegna della scheda

 



Dopo una non lunga indecisione ho deciso: andrò a votare, anche questa volta eserciterò il mio diritto di voto, fomenterò questo finto momento di democrazia rappresentativa.
Le elezioni sono incostituzionali, andremo a ratificare delle scelte compiute dalle segreterie di partito, essenzialmente da 4 leader politici.
L'alternativa però, mi sembrava troppo squallida e quindi come diceva Montanelli andrò a votare....turandomi il naso!!!


"La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi."
( I.Montanelli, 2 gennaio 2000)


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permalink | inviato da rizzocitizen il 12/4/2008 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
diritti
10 febbraio 2008
Articolo 21

 





"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."


Firma la petizione per realizzare pienamente i principi contenuti nell'articolo 21 della costituzione.

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"Maledizione, un'altra fuga di notizie!"
(Altan)

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.
(George Orwell)

Quando i missionari vennero per la prima volta nella nostra terra, loro avevano le Bibbie e noi avevamo la terra. Cinquant'anni dopo, noi avevamo le Bibbie e loro avevano la terra.
(Jomo Kenyatta primo presidente del Kenya dopo l'indipendenza)

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.
(Berthold Brecht)







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