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... POTERE AL POPOLO ...
POLITICA
23 giugno 2009
Fallimendum


E' uno dei pochi momenti di democrazia partecipativa. Un potentissimo, quanto illusorio strumento nelle mani degli elettori per partecipare al procedimento legislativo della nazione.
Anche questa volta un nulla di fatto. Prevedibilissimo! Poca informazione, troppo tecnicismo, tanta ignoranza.
Peccato, perchè il terzo quesito dava l'occasione per risbattere in faccia ai politici l'ennesimo inganno perpetrato ai nostri danni. I segretari di partito continueranno, tramite il meccanismo delle candidature multiple, a gestire le poltrone a loro piacimento.
Certo, mica il referendum poteva essere la soluzione del problema. Quei porci sarebbero stati capaci di trovare un escamotage (vedi reinserimento del finanziamento pubblico ai partiti, dopo l'abolizione, proprio, grazie ad un referendum: leggi qui).

Ecco una breve storia dei referendum in Italia:

DIVORZIO
- Poco dopo l'approvazione (1970) della legge di attuazione del referendum, comincia laraccolta delle firme per abrogare la legge sul divorzio. Per il primo scioglimento anticipato di ambedue le Camere, il voto slitta al 12 maggio 1974. Vincono i no, con il 59,3%.

I PRIMI REFERENDUM RADICALI - L'11 giugno 1978 si vota sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti. Vincono ancora i NO. La Consulta ne aveva respinti altri quattro e due erano saltati per la modifica delle leggi.

PRO E CONTRO L'ABORTO - Il 17 maggio 1981 i referendum sono cinque: due sull'aborto (uno radicale per l'allargamento, l'altro, del Movimento per la vita, per la restrizione). Gli altri tre vogliono abrogare la legge Cossiga sull'ordine pubblico, l'ergastolo e il porto d'armi. Ancora una volta vittoria dei NO.

IL PRIMO REFERENDUM ECONOMICO - Il 9 giugno 1985, si vota sulla proposta di abrogare il taglio dei punti di scala mobile, deciso dal governo Craxi. Le firme sono raccolte dal Pci. Anche in questo caso la vittoria andrà ai NO, con il 54,3%.

NUCLEARE - L'8 novembre 1987 si vota per cinque referendum, tre dei quali sul nucleare (l'incidente di Cernobyl è del 1986). Gli altri due su responsabilità civile dei giudici e commissione inquirente. Per la prima volta vincono i SI, in tutti e 5 i casi.

I REFERENDUM AMBIENTALISTI - Il 3 giugno 1990, si vota su tre referendum di iniziativa ecologista, due sulla caccia e uno sui pesticidi. I SI sono più del 90%, ma il numero dei votanti non raggiunge il quorum del 50%.

LEGGI ELETTORALI - Il 9 giugno 1991 si vota per abrogare le preferenze elettorali. Respinte dalla Consulta altre due richieste (sistema elettorale di Senato e Comuni), presentate da Segni. I SI sono il 95,6%, i votanti il 62,2%, fallisce quindi l'invito di Craxi ad "andare al mare".

SISTEMA ELETTORALE - Il 18 aprile 1993 si vota su otto referendum. Gli elettori rispondono con otto SI. Il voto più importante Ë quello che modifica in senso maggioritario la legge elettorale del Senato. Aboliti tre ministeri (Agricoltura, Turismo e Partecipazioni statali), il finanziamento pubblico dei partiti, le nomine politiche nelle Casse di Risparmio.

I REFERENDUM SULLA TV -
L'11 giugno 1995 si vota per 12 referendum. Il no vince sui tre quesiti più importanti che riguardano la legge Mammì, e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i comuni.

TUTTI AL MARE - Il 15 giugno 1997 niente quorum per i sette referendum superstiti (dei 30 iniziali). Si vota su Ordine dei giornalisti, golden share, carriera e incarichi extragiudiziari dei magistrati e altri argomenti minori.

IL REFERENDUM SUL PROPORZIONALE - Il 18 aprile 1999 il referendum per l'abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale per la Camera fallisce per pochissimo. Votano solo il 49,6%. Tra i votanti il SI ottiene il 91,5%. Errore di previsione dell'Abacus, le cui prime proiezioni danno per raggiunto il quorum.

NEL 2000 QUORUM LONTANISSIMO - Si vota per sette referendum abrogativi. Nessuno di loro raggiunge il quorum. La percentuale dei votanti oscilla tra il 31,9 e il 32,5%. Il SI ha comunque la maggioranza nei referendum per l'elezione del Csm, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati, la separazione delle carriere, i rimborsi elettorali, le trattenute sindacali e l'abolizione della quota proporzionale. Sono invece di più i NO nel referendum sui licenziamenti.

FEDERALISMO - 2001 - Si tratta del primo refendum costituzionale della storia, con regole e significato diversi da quelli cui gli elettori italiani sono abituati. La consultazione è valida con qualsiasi numero di voti: non è infatti necessario raggiungere il "quorum" (50% degli aventi diritto più uno). Si tratta inoltre di un referendum confermativo: i cittadini sono quindi chiamati a dare il via libera a una nuova legge e non, come avvenuto finora, a bocciarne una già in vigore. I cittadini italiani sono chiamati a confermare o bocciare la legge sul cosiddetto "federalismo" approvata dal Parlamento con meno di due terzi della maggioranza. Il Sì vince con oltre il 64%

2003 - ART. 18 ED ELETTRODOTTI - Riguardano: 1) l'estensione del diritto al reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa anche per i lavoratori delle aziende che occupano meno di 15 dipendenti 2) rendere più difficile e comunque più "garantito" il passaggio degli elettrodotti sul territorio. L'attuale normativa stabilisce che ogni proprietario è obbligato a dare passaggio sui suoi terreni alle condutture elettriche. Nessuno di loro raggiunge il quorum. La percentuale dei votanti è del 25,7 .

2005 - PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA - Si vota su 4 quesiti per abrogare le parti più proibizioniste della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita. La Chiesa scende in campo con una campagna palesemente astensionista. Nonostante un vasto schieramento per il Sì e una discreta informazione da parte dei mass-media il quorum è lontano. Vota il 25,6 % deli elettori

(fonte)

Per gli amanti delle statistiche, i dati completi e dettagliati qui



POLITICA
20 giugno 2009
Io voto NO-NO-SI


 
Domani e lunedi si vota per il referendum, tra il silenzio assordante dei media.
A me sembra che il motivo di questa disinformazione sia a causa del terzo quesito, di fatto l'elemento di disturbo, o meglio, il prezzo da pagare per l'affermarsi del SI nei primi due quesiti, che porterebbero sulla strada del bipartitismo, voluto da PD e PDL.
Ecco un articolo apparso su Lavoce.info, dove si spiegano i meccanismi di questa tornata referendaria:

I referendum elettorali sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera. Il secondo fa lo stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la possibilità, usata principalmente dai capi-partito, di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni. La poca attenzione finora prestata ai referendum si è incentrata sul primo e sul secondo. Voglio qui andare controcorrente, iniziando la discussione dal terzo.

IL REFERENDUM SULLE CANDIDATURE MULTIPLE

L’attuale sistema elettorale prevede liste chiuse, ossia gli eletti di un partito o coalizione vengono determinati dall'ordine in cui appaiono in lista. Dato che l'ordine è a sua volta determinato dai dirigenti del partito, questo fornisce loro un enorme potere. Tale potere sembrò però insufficiente agli estensori della legge elettorale. Dopotutto, alla fine, quanti deputati e senatori elegge un partito viene ancora determinato dal numero di voti ricevuti; anche se tutti hanno una idea approssimativa dei voti che un partito può prendere, sorprese negative o positive sono possibili. Ne segue che, almeno occasionalmente, il candidato designato può non essere eletto o il candidato non particolarmente desiderato può farcela. Come fare per rendere più ferreo il controllo dei capi-partito sugli eletti?
La risposta è: candidature in più collegi. Questa possibilità, concessa dalla legge elettorale, viene normalmente sfruttata dai capi-partito per decidere ex post chi eleggere. Il succo del meccanismo è il seguente. Supponiamo che il partito X si aspetti di ottenere due seggi nel collegio 1 e due seggi nel collegio 2. A esser sicuri del risultato, basta mettere persone gradite ai capi-partito nei primi due posti della lista nel collegio 1 e nel collegio 2. Ma può accadere che ci siano sorprese, e in almeno un collegio i seggi siano tre, oppure uno. Si rischia in tal modo di ottenere l'elezione di qualcuno che non è stato unto dai capi-partito, o si rischia di far mancare la poltrona a qualcuno cui è stata promessa.
È qui che entrano in gioco le candidature multiple. Sostanzialmente, si mette il capo del partito come capolista nei due collegi, e dietro un paio di nomi di fedelissimi. Supponiamo ora che nel collegio 1 il partito ottenga due seggi e nel collegio 2 ne ottenga tre. Senza candidature multiple c'è il rischio che il terzo seggio del collegio 2 finisca a qualcuno non designato dai vertici, a cui magari era stato promesso un posto marginale in lista, come contentino. Ma con le candidature multiple il problema scompare. Ora dietro al capolista, lo stesso nei due collegi, stanno due candidati controllati dall'oligarchia in ciascun collegio. Il capo-partito, una volta visti i risultati, opta per il collegio 2. Finiscono quindi eletti i numeri due e tre nel collegio 1 (i fidati messi dietro al capolista) e i numeri uno, due e tre nel collegio 2 (il capolista più i due fidati). Chiaramente, se invece è il collegio 1 quello che genera la sorpresa dando più seggi del previsto, il capolista opterà per quello. In sostanza solo enormi sorprese, con variazioni impreviste degli eletti in molti collegi allo stesso tempo, possono rovinare i piani dei capi-partito. In tutti gli altri casi una sapiente scelta ex post del collegio in cui essere eletti consentirà ai capi-partito di mantenere un ferreo controllo degli eletti.
Il meccanismo è così indecente e spudorato che è difficile immaginare un qualunque argomento in sua difesa. Infatti, nessuno lo difende, o almeno io non ho visto un singolo articolo in sua difesa. Salvo poi non fare assolutamente nulla in Parlamento per eliminare la possibilità di candidature multiple e utilizzare puntualmente il meccanismo elezione dopo elezione. Al cittadino esterrefatto non resta che l'arma referendaria. E forse nemmeno quella, vista la cappa di silenzio che è stata imposta.

I REFERENDUM SUI PREMI DI COALIZIONE

I referendum sui premi di maggioranza aboliscono la possibilità di formare coalizioni per ottenere il premio di maggioranza. Se i referendum avranno successo, il premio di maggioranza nazionale per la Camera andrà alla singola lista che ottiene il maggior numero di voti, e i premi regionali per il Senato andranno alle liste che arrivano prime in ciascuna regione.
[...]Si è cercato di far passare l'idea che il referendum consegnerebbe l'Italia a Silvio Berlusconi, che renderebbe possibile governare anche con percentuali di consenso minime. Il ministro Calderoli ha addirittura detto che il risultato del referendum sarebbe di “assoluta dissonanza con la democrazia”. Non accadrebbe nulla di tutto questo. Di fatto, purtroppo, accadrebbe troppo poco.
Chiariamo anzitutto che anche con la legge attuale è perfettamente possibile che un partito con una quota elettorale ridotta ottenga il premio di maggioranza. Questa non è in alcun modo una novità del referendum. Chi afferma che la legge che uscirebbe dal referendum è antidemocratica sta quindi implicitamente dicendo che l'attuale legge è antidemocratica. Cosa succederebbe se passassero i referendum? Essenzialmente, anziché avere differenti simboli a supporto di un candidato  presidente del Consiglio, come accade ora, i partiti dovranno accordarsi ex ante su un unico simbolo e una unica lista. Questo può avvenire mediante l'inclusione di diversi simboli in un unico cerchio o mediante un nuovo simbolo. Non sarebbe una pratica nuova nel panorama italiano, tutt'altro. Per esempio, nel 2006 i Ds e La Margherita si presentarono sotto il comune simbolo dell'Ulivo per la Camera, ma con simboli separati per il Senato. Tutto questo per dire che la distinzione tra "coalizione di liste elettorali" e "lista elettorale" è alla fine assai meno netta di quel che può apparire a prima vista, per l'elementare ragione che i partiti rivedono la propria strategia elettorale a seconda della legge. Se passa il referendum vedremo, al tempo stesso, meno liste elettorali e liste elettorali più eterogenee. Ma, alla fine, i cambiamenti saranno minimi.
Per mettere concretamente i piedi nel piatto: se Berlusconi diventa sufficientemente forte da poter vincere senza la Lega, allora, anche con la legge attuale, può presentarsi da solo e guadagnare il premio di maggioranza. Da questo punto di vista, i referendum sono sostanzialmente ininfluenti.
[...]Perché tanto agitarsi allora? Perché la Lega ha minacciato addirittura la crisi di governo per far fallire i referendum e ha imposto un notevole esborso ai contribuenti per evitare l'accorpamento dei referendum alle elezioni europee? Perché Antonio Di Pietro, dopo aver raccolto le firme, si è schierato contro i referendum? Ho analizzato altrove, più in dettaglio, le ragioni di tale opposizione. Qui è sufficiente dire che tutto questo isterico agitarsi mostra solo quanto i nostri rappresentanti siano ferocemente abbarbicati anche alle più piccole fette di potere. Essenzialmente si teme che, una volta costretti a fare liste elettorali uniche con i loro alleati principali, i partiti diversi da Pdl e Pd perdano riconoscibilità e quindi potere. Questo nonostante il fatto che comunque si voterà alle elezioni comunali, provinciali, regionali ed europee con sistemi che rendono possible la presentazione del proprio simbolo.


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POLITICA
29 novembre 2008
Grillo..e il referendum????



12 Novembre 2008:
I tre referendum del V day non ci saranno, causa “insufficienza” di firme. Le fonti sostengono che il numero di firme valide sarebbe inferiore al mezzo milione previsto dalla legge e che i giudici avrebbero giudicato “formalmente non corrette” le procedure seguite per la raccolta.
Io penso: "Ma come è possibile, avevano raccolto milioni di firme. Si è vero, c'era l'inghippo della caduta del  governo che impediva la raccolta, ma ci avevano rassicurato che il cavillo era stato aggirato!! Ora Grillo si incazza e tuona a modo suo. Vedi che casino che fà!!!!"
Invece: SILENZIO!!
Grillo tace e dopo qualche giorno, laconicamente, scrive: “Mi rimetto alla decisione della Cassazione, non voglio neppure discuterla, ne prendo atto”.
Nemmeno il peggior democristiano inquisito sarebbe stato più politicamente corretto.
La cosa non mi quadra!!!!
E poi:perché la Cassazione ha ritenuto insufficienti le firme? Si tratta di errori procedurali o interpretativi, dunque formalmente contestabili o materiali?
25 Novembre 2008:
Grillo incontra Carnevale (futuro presidente delle sezioni unite). Sul suo blog scrive cosi:
Ho incontrato Carnevale in Cassazione. Mi è stato comunicato che le firme raccolte non sono sufficienti. Una cosa l’ho capita. Si dovevano raccogliere almeno due/tre volte le firme valide necessarie per essere sicuri del risultato.”
Ma come Grillo, liquidi il V2-day con queste 4 righe? E le migliaia di volontari che ti hanno aiutato per la raccolta firme? Ed il milione e trecentomila persone recatesi ai banchetti non necessitano per caso di una esauriente spiegazione?
Dalla Cassazione ti è stato rilasciato un atto che repinge il referendum e motiva l'inaccettabilità?Pubblicalo!!!
Ma Grillo, hai voglia di fare chiarezza o no?
Magari è cambiata la tua linea politica(perchè di politica si tratta) in merito all'argomento e non  ritieni conveniente continuare la battaglia?
Grillini, meetupini, seguaci del Grillo: Alzate la voce ed esigete spiegazioni, così come lui le chiede, giustamente, dai nostri sporchi dipendenti parlamentari.



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POLITICA
23 aprile 2008
Byte liberi

Byte Liberi

Segnalo il blog dove stò collaborando. Siamo 4 ragazzi a cui piace scrivere, informarsi ed informare.
Si chiama Byte Liberi , un News Blog che tratta svariati temi con l'obiettivo di diventare uno strumento di informazione piacevole e neutrale.
Leggi il post da me pubblicato sullo scandaloso meccanismo dei rimborsi elettorali: "Quel misero un per cento"


"la libertà è partecipazione"
(G.Gaber)

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