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... POTERE AL POPOLO ...
POLITICA
20 giugno 2009
Io voto NO-NO-SI


 
Domani e lunedi si vota per il referendum, tra il silenzio assordante dei media.
A me sembra che il motivo di questa disinformazione sia a causa del terzo quesito, di fatto l'elemento di disturbo, o meglio, il prezzo da pagare per l'affermarsi del SI nei primi due quesiti, che porterebbero sulla strada del bipartitismo, voluto da PD e PDL.
Ecco un articolo apparso su Lavoce.info, dove si spiegano i meccanismi di questa tornata referendaria:

I referendum elettorali sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera. Il secondo fa lo stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la possibilità, usata principalmente dai capi-partito, di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni. La poca attenzione finora prestata ai referendum si è incentrata sul primo e sul secondo. Voglio qui andare controcorrente, iniziando la discussione dal terzo.

IL REFERENDUM SULLE CANDIDATURE MULTIPLE

L’attuale sistema elettorale prevede liste chiuse, ossia gli eletti di un partito o coalizione vengono determinati dall'ordine in cui appaiono in lista. Dato che l'ordine è a sua volta determinato dai dirigenti del partito, questo fornisce loro un enorme potere. Tale potere sembrò però insufficiente agli estensori della legge elettorale. Dopotutto, alla fine, quanti deputati e senatori elegge un partito viene ancora determinato dal numero di voti ricevuti; anche se tutti hanno una idea approssimativa dei voti che un partito può prendere, sorprese negative o positive sono possibili. Ne segue che, almeno occasionalmente, il candidato designato può non essere eletto o il candidato non particolarmente desiderato può farcela. Come fare per rendere più ferreo il controllo dei capi-partito sugli eletti?
La risposta è: candidature in più collegi. Questa possibilità, concessa dalla legge elettorale, viene normalmente sfruttata dai capi-partito per decidere ex post chi eleggere. Il succo del meccanismo è il seguente. Supponiamo che il partito X si aspetti di ottenere due seggi nel collegio 1 e due seggi nel collegio 2. A esser sicuri del risultato, basta mettere persone gradite ai capi-partito nei primi due posti della lista nel collegio 1 e nel collegio 2. Ma può accadere che ci siano sorprese, e in almeno un collegio i seggi siano tre, oppure uno. Si rischia in tal modo di ottenere l'elezione di qualcuno che non è stato unto dai capi-partito, o si rischia di far mancare la poltrona a qualcuno cui è stata promessa.
È qui che entrano in gioco le candidature multiple. Sostanzialmente, si mette il capo del partito come capolista nei due collegi, e dietro un paio di nomi di fedelissimi. Supponiamo ora che nel collegio 1 il partito ottenga due seggi e nel collegio 2 ne ottenga tre. Senza candidature multiple c'è il rischio che il terzo seggio del collegio 2 finisca a qualcuno non designato dai vertici, a cui magari era stato promesso un posto marginale in lista, come contentino. Ma con le candidature multiple il problema scompare. Ora dietro al capolista, lo stesso nei due collegi, stanno due candidati controllati dall'oligarchia in ciascun collegio. Il capo-partito, una volta visti i risultati, opta per il collegio 2. Finiscono quindi eletti i numeri due e tre nel collegio 1 (i fidati messi dietro al capolista) e i numeri uno, due e tre nel collegio 2 (il capolista più i due fidati). Chiaramente, se invece è il collegio 1 quello che genera la sorpresa dando più seggi del previsto, il capolista opterà per quello. In sostanza solo enormi sorprese, con variazioni impreviste degli eletti in molti collegi allo stesso tempo, possono rovinare i piani dei capi-partito. In tutti gli altri casi una sapiente scelta ex post del collegio in cui essere eletti consentirà ai capi-partito di mantenere un ferreo controllo degli eletti.
Il meccanismo è così indecente e spudorato che è difficile immaginare un qualunque argomento in sua difesa. Infatti, nessuno lo difende, o almeno io non ho visto un singolo articolo in sua difesa. Salvo poi non fare assolutamente nulla in Parlamento per eliminare la possibilità di candidature multiple e utilizzare puntualmente il meccanismo elezione dopo elezione. Al cittadino esterrefatto non resta che l'arma referendaria. E forse nemmeno quella, vista la cappa di silenzio che è stata imposta.

I REFERENDUM SUI PREMI DI COALIZIONE

I referendum sui premi di maggioranza aboliscono la possibilità di formare coalizioni per ottenere il premio di maggioranza. Se i referendum avranno successo, il premio di maggioranza nazionale per la Camera andrà alla singola lista che ottiene il maggior numero di voti, e i premi regionali per il Senato andranno alle liste che arrivano prime in ciascuna regione.
[...]Si è cercato di far passare l'idea che il referendum consegnerebbe l'Italia a Silvio Berlusconi, che renderebbe possibile governare anche con percentuali di consenso minime. Il ministro Calderoli ha addirittura detto che il risultato del referendum sarebbe di “assoluta dissonanza con la democrazia”. Non accadrebbe nulla di tutto questo. Di fatto, purtroppo, accadrebbe troppo poco.
Chiariamo anzitutto che anche con la legge attuale è perfettamente possibile che un partito con una quota elettorale ridotta ottenga il premio di maggioranza. Questa non è in alcun modo una novità del referendum. Chi afferma che la legge che uscirebbe dal referendum è antidemocratica sta quindi implicitamente dicendo che l'attuale legge è antidemocratica. Cosa succederebbe se passassero i referendum? Essenzialmente, anziché avere differenti simboli a supporto di un candidato  presidente del Consiglio, come accade ora, i partiti dovranno accordarsi ex ante su un unico simbolo e una unica lista. Questo può avvenire mediante l'inclusione di diversi simboli in un unico cerchio o mediante un nuovo simbolo. Non sarebbe una pratica nuova nel panorama italiano, tutt'altro. Per esempio, nel 2006 i Ds e La Margherita si presentarono sotto il comune simbolo dell'Ulivo per la Camera, ma con simboli separati per il Senato. Tutto questo per dire che la distinzione tra "coalizione di liste elettorali" e "lista elettorale" è alla fine assai meno netta di quel che può apparire a prima vista, per l'elementare ragione che i partiti rivedono la propria strategia elettorale a seconda della legge. Se passa il referendum vedremo, al tempo stesso, meno liste elettorali e liste elettorali più eterogenee. Ma, alla fine, i cambiamenti saranno minimi.
Per mettere concretamente i piedi nel piatto: se Berlusconi diventa sufficientemente forte da poter vincere senza la Lega, allora, anche con la legge attuale, può presentarsi da solo e guadagnare il premio di maggioranza. Da questo punto di vista, i referendum sono sostanzialmente ininfluenti.
[...]Perché tanto agitarsi allora? Perché la Lega ha minacciato addirittura la crisi di governo per far fallire i referendum e ha imposto un notevole esborso ai contribuenti per evitare l'accorpamento dei referendum alle elezioni europee? Perché Antonio Di Pietro, dopo aver raccolto le firme, si è schierato contro i referendum? Ho analizzato altrove, più in dettaglio, le ragioni di tale opposizione. Qui è sufficiente dire che tutto questo isterico agitarsi mostra solo quanto i nostri rappresentanti siano ferocemente abbarbicati anche alle più piccole fette di potere. Essenzialmente si teme che, una volta costretti a fare liste elettorali uniche con i loro alleati principali, i partiti diversi da Pdl e Pd perdano riconoscibilità e quindi potere. Questo nonostante il fatto che comunque si voterà alle elezioni comunali, provinciali, regionali ed europee con sistemi che rendono possible la presentazione del proprio simbolo.


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POLITICA
17 giugno 2009
Berlusconi: immorale o statalista?



Ma siamo davvero sicuri che gli attacchi della stampa estera a Berlusconi siano solo dovuti ad indignazione politica? E' possibile credere che testate così importanti, legate indissolubilmente all'establishment liberale europeo, tipo il Times, si aggrappino a futili notizie, come il caso Noemi?
Sarà mica un attacco al finto-liberale Berlusconi, che è partito nel 94 con i suoi ideali di rinnovamento della politica italiana statalista e dirigista ma che, probabilmente, ha deluso i grandi manovratori del capitalismo occidentale??
E' proprio quello che sostiene Paolo Barnard, un giornalista con la G maiuscola, sempre fuori dal coro, sempre al centro del problema.
Riassumo un suo articolo:

"Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e “buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all'intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.
Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali. Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta.[...]
Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times.[...] Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.
Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l'Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.
Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si leggeAlberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana . [...]. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo”[...]. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”.
Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana. Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropesdi politica economica nel prestigioso ateneo. “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” . Il fuoco di sbarramento contro ildisobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è necessario” .
[...] il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” . E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri”.E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” .
[...]
L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” .
Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.
E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.


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POLITICA
8 giugno 2009
Tutti vincitori!!!



A vedere i nauseanti "speciale elezioni" che impazzano in tv, sembra che tutti abbiamo raggiunto un risultato soddisfacente in questa tornata elettorale. Tutti sembrano aver tenuto, raddoppiato, limitato, confermato, sorpreso. Nessuno è deluso. Tipiche stranezze italiane. Eppure i numeri, grazie a dio, non sono opinabili. Stanno li, freddi e lampanti. Basta fare il confronto con la colonnina affianco, niente più.
I titoli dei giornali raccontano diferenti realtà. Titoloni goffamenti contrastanti raccontano, ognuno a modo suo, le proprie elezioni, manipolando i dati a loro piacimento:proiezioni, dati reali, dati per circoscrizione. Numerini opportunamente addomesticati per supportare il titolo ad effetto. Tanto loro chiudono a tarda notte, con i dati ancora freschi e la scusa bella pronta per eventuali critiche di analisi completamente sballate.

La realtà, nei fatti, è questa:
Il PDL, si conferma primo partito ma perde qualcosa rispetto alle politiche. Poco, percentuali fisiologiche direi. Fortunatamente non si assesta sulle previsioni del suo capo, utopistiche ed agghiaccianti.
Il PD perde circa 5 punti. Non tracolla, ma nemmeno si avvantaggia dei problemucci d'immagine del premier. Loro son tutti contenti che un quarto del paese è dalla loro parte. Contenti loro!
I veri vincitori sembrano essere la LEGA, che conferma l'exploit delle politiche del 2008, manifestando però, un divario troppo evidente tra consensi al nord e nel mezzogiorno, e L'ITALIA DEI VALORI, che addirittura raddoppia i consensi rispetto alle europee precedenti.
Tiene limmortale UDC, e le sinistre divise perdono ancora terreno,  facendo aumentare i rimpianti su una mancata unificazione che avrebbe portato, per lo meno, al raggiungimento del quorum per portare qualche rosso a Strasburgo.

Tutto il resto è uno spettacolo circense, dove pagliacci, equilibristi ed animali addomesticati recitano ognuno una triste parte dinanzi ad un microfono, manipolando una realtà che appare chiara a tutti e che di conseguenza, li rende inevitabilmente RIDICOLI!!!!  

 


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POLITICA
5 maggio 2009
EU profiler



EU Profiler è uno strumento on-line che ti permette di scoprire la tua posizione nel panorama politico delle elezioni europee.
In sostanza permette all'utilizzatore di confrontare le proprie posizioni sui vari problemi della politica con i programmi dei diversi partiti che si presentano alle elezioni per il Parlamento europeo del 7 giugno, e di verificare il proprio posizionamento su due assi: un asse destra/sinistra,ed un asse relativo al "grado" di europeismo (integrazione europea).
Il programma è stato sviluppato da un consorzio guidato dallo European University Institute di Firenze.

                                                       VAI AL TEST


Ecco il risultato del mio test.

POLITICA
26 febbraio 2009
Sconfortanti aggiornamenti


 

Riceviamo quotidianamente cattive notizie da questo governo. Da mesi ormai, ma incassiamo ed andiamo avanti. Poi ci sono momenti che arrivano "colpi" a ripetizione, più di uno al giorno e li ti risvegli dallo storidimento ed alzi la voce.
Lo sciopero virtuale...lo sciopero virtuale. Ancora non riesco a crederci!!! Lo sciopero virtuale. A volte mi sembra di essere su scherzi a parte, con 56 milioni di vittime, un ideatore e qualche complice. E poi ancora, Cuffaro nella commissione di vigilanza rai. Si, Totò Cuffaro!!!
E per finire...la porcata del mancato election Day!!!!
Si, perchè il governo ha rifiutato di accorpare le votazioni per il referndum sulla legge elettorale, con quelle delle europee ed amministrative, sprecando, di fatto 400 milioni di euro, e costringendo gli italiani a votare per 3 settimane consecutive. Ovviamente lo scopo è quello di dare poco risalto al referendum che infastidice il governo, ed in particolar modo la Lega.
Che altro ancora??? Bastaaaaaa......
Certe settimane sembrano non finire mai!!!!!

POLITICA
29 novembre 2008
Grillo..e il referendum????



12 Novembre 2008:
I tre referendum del V day non ci saranno, causa “insufficienza” di firme. Le fonti sostengono che il numero di firme valide sarebbe inferiore al mezzo milione previsto dalla legge e che i giudici avrebbero giudicato “formalmente non corrette” le procedure seguite per la raccolta.
Io penso: "Ma come è possibile, avevano raccolto milioni di firme. Si è vero, c'era l'inghippo della caduta del  governo che impediva la raccolta, ma ci avevano rassicurato che il cavillo era stato aggirato!! Ora Grillo si incazza e tuona a modo suo. Vedi che casino che fà!!!!"
Invece: SILENZIO!!
Grillo tace e dopo qualche giorno, laconicamente, scrive: “Mi rimetto alla decisione della Cassazione, non voglio neppure discuterla, ne prendo atto”.
Nemmeno il peggior democristiano inquisito sarebbe stato più politicamente corretto.
La cosa non mi quadra!!!!
E poi:perché la Cassazione ha ritenuto insufficienti le firme? Si tratta di errori procedurali o interpretativi, dunque formalmente contestabili o materiali?
25 Novembre 2008:
Grillo incontra Carnevale (futuro presidente delle sezioni unite). Sul suo blog scrive cosi:
Ho incontrato Carnevale in Cassazione. Mi è stato comunicato che le firme raccolte non sono sufficienti. Una cosa l’ho capita. Si dovevano raccogliere almeno due/tre volte le firme valide necessarie per essere sicuri del risultato.”
Ma come Grillo, liquidi il V2-day con queste 4 righe? E le migliaia di volontari che ti hanno aiutato per la raccolta firme? Ed il milione e trecentomila persone recatesi ai banchetti non necessitano per caso di una esauriente spiegazione?
Dalla Cassazione ti è stato rilasciato un atto che repinge il referendum e motiva l'inaccettabilità?Pubblicalo!!!
Ma Grillo, hai voglia di fare chiarezza o no?
Magari è cambiata la tua linea politica(perchè di politica si tratta) in merito all'argomento e non  ritieni conveniente continuare la battaglia?
Grillini, meetupini, seguaci del Grillo: Alzate la voce ed esigete spiegazioni, così come lui le chiede, giustamente, dai nostri sporchi dipendenti parlamentari.



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POLITICA
30 ottobre 2008
Cossiga e la storia che si ripete





Intervista da brividi. Di un disperato cinismo. Ad opera di un pilastro della storia repubblicana italiana.
Leggete l'intervista di Cossiga al quotidiano "La Nazione" rilasciata il 23 Ottobre.
Trovate analogie con gli scontri di questa mattina al senato, provocati ad arte da esponenti di Forza nuova, probabilmente mandati a far casino dall'alto?
Ecco un estratto (l'intervista integrale qui ) dell'intervista:

A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno[...] 
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città[...]
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri[...]
Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano[...].

Cossiga oggi era presente al Senato ed ha votato la schifezza Gelmini!!!!
La storia si ripete.
Siamo un paese indecente, incapace di zittire chi ci ha rovinato.




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POLITICA
23 aprile 2008
Byte liberi

Byte Liberi

Segnalo il blog dove stò collaborando. Siamo 4 ragazzi a cui piace scrivere, informarsi ed informare.
Si chiama Byte Liberi , un News Blog che tratta svariati temi con l'obiettivo di diventare uno strumento di informazione piacevole e neutrale.
Leggi il post da me pubblicato sullo scandaloso meccanismo dei rimborsi elettorali: "Quel misero un per cento"


"la libertà è partecipazione"
(G.Gaber)

15 aprile 2008
Nè sinistra nè arcobaleno





Per la prima volta in parlamento non siedono rappresentanti dell'area comunista del paese. Una disfatta inaspettata. I padri fondatori della grande (ed ora vacillante) Costituzione non partecipano al dibattito parlamentare.
I voti degli operai li ha presi la Lega.
Il paese è completamente svuotato, berlusconizzato.
La Sinistra arcobaleno è un indegno successore dei partiti di ispirazione comunista italiani.
Sono triste.

Elezioni politiche 2006:

Rifondazione comunista   5,8  %
Comunisti italiani              2,3  %
Verdi                                2,0  %
Totale                              10,1 %

Elezioni politiche 2008:

La sinistra l'arcobaleno     3,0 %

Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni.
(K. Marx)

La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della proporia personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
(A.Gramsci)

"Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria"
(A.Gramsci)
 
"Una società piú austera può essere una società piú giusta, meno diseguale, realmente piú libera, piú democratica, piú umana."
(E. Berlinguer)

POLITICA
12 aprile 2008
Si prega di scaricare, dopo la consegna della scheda

 



Dopo una non lunga indecisione ho deciso: andrò a votare, anche questa volta eserciterò il mio diritto di voto, fomenterò questo finto momento di democrazia rappresentativa.
Le elezioni sono incostituzionali, andremo a ratificare delle scelte compiute dalle segreterie di partito, essenzialmente da 4 leader politici.
L'alternativa però, mi sembrava troppo squallida e quindi come diceva Montanelli andrò a votare....turandomi il naso!!!


"La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi."
( I.Montanelli, 2 gennaio 2000)


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POLITICA
19 febbraio 2008
Scrutinabile dubbio!!!!
 
VELTRUSCONI O GLI ALTRI SOLITI BUFFONI???

                                                                                                          




    

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Quando i missionari vennero per la prima volta nella nostra terra, loro avevano le Bibbie e noi avevamo la terra. Cinquant'anni dopo, noi avevamo le Bibbie e loro avevano la terra.
(Jomo Kenyatta primo presidente del Kenya dopo l'indipendenza)

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.
(Berthold Brecht)







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