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... POTERE AL POPOLO ...
POLITICA
25 aprile 2009
Il fascismo è...



Il fascismo è totalitarismo,
il fascismo è censura, bigottismo e violenza,
il fascismo è repressione nelle strade, nelle piazze, negli stadi,
il fascismo è sopraffazione, imperialismo,corporativismo, capitalismo,
il fascismo è falso onore, falsa patria, falso nazionalismo,
il fascismo è gente piccola piccola ma potente contro grandi uomini dalle idee sconfinate,
il fascismo è un puzzo insopportabile, che si oppone al fresco profumo della libertà!!!

Buona festa di liberazione a tutti. Festeggiamo solo quella militare, purtroppo. Dopo 60 anni, il fascismo delle idee e delle politiche pseudodemocratiche di oggi, continua ad infettare la vita democratica del paese.
Siamo in un'eterna RESISTENZA, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nella rete.

Buon 25 aprile!!!

- L'avversario strategico è il fascismo ... il fascismo che c'è in tutti noi, nelle nostre teste e nel nostro comportamento di tutti i giorni, il fascismo che ci fa amare il potere e desiderare proprio ciò che ci opprime e ci sfrutta. 
(M. Foucault)

Per un fascista il problema non è mai di presentare la verità al pubblico, ma di come usare al meglio le notizie per ingannare il pubblico in modo che dia al fascista ed al suo gruppo più soldi e più potere.
(H. A. Wallace)

POLITICA
23 marzo 2009
Ora sono "fuori dalla fogne"

 

Lontani gli anni in cui nelle piazze risuonava lo slogan «Fascisti, carogne, tornate nelle fogne». Nella capitale 57 gli episodi di intolleranza solo nel 2008. 
Un viaggio nei luoghi più "neri" di Roma. Di solito proibiti alle telecamere. Tra i bunker segreti, il culto di Mussolini, la violenza da strada, la connivenza con le curve, l'antisemitismo. Le interviste a chi fa progetti di guerriglia urbana e a chi nega l'Olocausto. Un "racconto da dentro", in cui, senza veli, parlano i capi dell'estrema destra italiana.

 
Una bella inchiesta di Repubblica sul mondo "fascista" a Roma.
Un modo per capire questo universo, per comprendere chi sono, come ragionano, cosa vogliono.
Ecco il video nella sua versione integrale (49 min), oppure diviso per capitoli:


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    permalink | inviato da rizzocitizen il 23/3/2009 alle 14:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
    SOCIETA'
    3 dicembre 2008
    Il capitalista Facebook



    Riassumo un articolo di
    Tom Hodgkinson pubblicato sul The guardian e riproposto da questo sito.
    Si tratta di una critica spietata al social network più famoso del mondo ed al suo fondatore.
    Io sono iscritto a Facebook, ma ancora lo guardo in cagnesco. Dopo questo articolo.... ancora di più.
    Buona lettura.

    " Facebook ha 59 milioni di utenti - e due milioni di nuovi iscritti ogni settimana.
    Io disprezzo Facebook. Questa azienda statunitense di enorme successo si descrive come «un servizio che ti mette in contatto con la gente che ti sta intorno». Ma fermiamoci un attimo. Perché mai avrei bisogno di un computer per mettermi in contatto con la gente che mi sta intorno? Perché le mie relazioni sociali debbono essere mediate dalla fantasia di un manipolo di smanettoni informatici in California?

    E poi, Facebook mette davvero in contatto la gente? Non è vero invece che ci separa l'uno dall'altro, dal momento che invece di fare qualcosa di piacevole come mangiare, parlare, ballare e bere coi miei amici, mando loro soltanto dei messaggini sgrammaticati e foto divertenti nel ciberspazio, inchiodato alla scrivania? Un mio amico poco tempo fa mi ha detto di aver trascorso un sabato notte a casa da solo su Facebook, bevendo seduto alla sua scrivania. Che immagine deprimente. Altro che mettere in contatto la gente, Facebook ci isola, fermi nel posto di lavoro.

    Per di più, Facebook fa leva, per così dire, sulla nostra vanità e autostima. Se carico una mia foto che ritrae il mio profilo migliore, e assieme metto una lista delle cose che mi piacciono, posso costruire una rappresentazione artificiale di me stesso, con lo scopo di essere sessualmente attraente e di guadagnarmi l'altrui approvazione. («Mi piace Facebook», mi ha detto un altro amico. «Mi ha fatto trombare»). Incoraggia inoltre una inquietante competitività intorno all'amicizia: sembra che nell'amicizia oggi conti la quantità, e la qualità non sia affatto considerata. Più amici hai, meglio sei. Sei "popolare", nel senso che i liceali statunitensi amano tanto. A riprova di ciò sta la copertina della nuova rivista su Facebook dell'editore Dennis Publishing: «Come raddoppiare la tua lista di amici».

    Cinquantanove milioni di babbei hanno dato tutti volontariamente le informazioni della propria carta d'identità e le proprie scelte di consumatore a un'azienda statunitense che non conoscono. Se proseguirà all'attuale volume di crescita, Facebook supererà i 200 milioni di utenti attivi nello stesso periodo dell'anno prossimo. Come ha dichiarato il portavoce di Facebook Chris Hughes: «[Facebook] ha raggiunto una tale integrazione che è difficile sbarazzarsene».

    Tutto ciò sarebbe sufficiente a farmi rifiutare Facebook per sempre. Ma ci sono altre ragioni per odiarlo. Molte altre ragioni.

    Facebook è un progetto ben foraggiato, e le persone che stanno dietro il finanziamento, un gruppo di capitalisti "di rischio" della Silicon Valley, hanno un'ideologia ben congegnata che sperano di diffondere in tutto il mondo. Facebook è una delle manifestazioni di questa ideologia. E’ un esperimento sociale, un'espressione di un particolare tipo di liberalismo neoconservatore. Su Facebook puoi essere libero di essere chi vuoi, a patto che non ti dia fastidio essere bombardato da pubblicità delle marche più famose al mondo.

    Il vero volto che sta dietro Facebook è il quarantenne filosofo "futurista" Peter Thiel.
    Thiel investì 500 mila dollari in Facebook quando 3 studenti di Harvard lo incontrarono a San Francisco nel giugno del 2004, non appena fecero partire il sito. Thiel, secondo la stampa, oggi possiede il 7 per cento di Facebook, quota che, secondo l'attuale stima del valore dell'azienda di 15 miliardi di dollari, vale più di un miliardo.
    Thiel è considerato da molti nella Silicon Valley e nel mondo del venture capital a stelle e strisce come un genio del liberismo. È il cofondatore e amministratore delegato del sistema bancario virtuale Paypal, che vendette a Ebay per un miliardo e mezzo di dollari, tenendo per sé 55 milioni. Ha fatto i soldi scommettendo sul rialzo del prezzo del petrolio e azzeccando la previsione che il dollaro si sarebbe indebolito.
    Ma Thiel è più di un semplice capitalista scaltro e avido. Infatti è anche un filosofo "futurista" e un attivista neocon. Filosofo laureato a Stanford, nel 1998 fu tra gli autori del libro The Diversity Myth [Il Mito della Diversità, ndt], un attacco dettagliato all'ideologia multiculturalista e liberal che dominava Stanford.
    La sua filosofia, in breve, è questa: fin dal XVII secolo, alcuni pensatori illuminati hanno strappato il mondo dalla sua antiquata vita legata alla natura - e qui cita la famosa descrizione fatta da Thomas Hobbes della vita come «meschina, brutale e breve» - per portarlo verso un nuovo mondo virtuale nel quale la natura è conquistata. Il valore è ora assegnato alle cose immaginarie. Thiel afferma che PayPal è nato proprio da questa credenza: che si possa trovare valore non in oggetti concreti fatti da mano d'uomo, ma in relazioni fra esseri umani. Paypal è un modo di spostare denaro in giro per il mondo senza limitazioni.

    Chiaramente, Facebook è un altro esperimento iper-capitalista: si possono ricavare soldi dall'amicizia? Si possono creare comunità libere dai confini nazionali, e poi vendere loro Coca Cola? Facebook non è per niente creativo. Non produce assolutamente nulla. Tutto quello che fa è mediare relazioni che si sarebbero allacciate in ogni caso.

    Internet è un'immensa attrattiva per i neocon come Thiel, perché promette, in un certo senso, libertà nelle relazioni umane e negli affari, libertà dalle noiose leggi nazionali, dai confini nazionali e da altre cose di questo genere. Internet apre un mondo di espansione per il libero mercato e per il laissez-faire. Thiel sembra approvare anche i paradisi fiscali offshore, e sostiene che il 40 per cento della ricchezza mondiale si trova in posti come Vanuatu, le isole Cayman, Monaco e le Barbados.
    Gli piace anche la globalizzazione della cultura digitale, perché rende quasi inattaccabili i padroni delle banche: «I lavoratori non possono fare una rivoluzione per impossessarsi di una banca, se quella banca ha sede a Vanuatu», dice.

    Se la vita del passato era meschina, brutale e breve, Thiel vuole rendere la vita del futuro molto più lunga, investendo a questo fine in un'azienda che esplora tecnologie per allungare la vita. Ha promesso tre milioni e mezzo di sterline a un gerontologo di Cambridge. Thiel è anche membro del collegio dei consulenti di qualcosa come il Singularity Institute for Artificial Intelligence. Nel suo fantastico sito internet, si trovano le seguenti parole: «La Singularity è la creazione tecnologica di un'intelligenza superiore a quella umana. Ci sono parecchie tecnologie [...] che vanno in questa direzione [...] l'Intelligenza Artificiale [...] interfacce che collegano direttamente computer e cervello [...] ingegneria genetica [...] differenti tecnologie che, se raggiungessero una certa soglia di complessità, permetterebbero la creazione di un'intelligenza superiore a quella umana».

    Per sua stessa ammissione, quindi, Thiel sta cercando di distruggere il mondo reale, da lui chiamato anche "natura", e di installare al suo posto un mondo virtuale. Ed è in questo contesto che dobbiamo vedere il successo di Facebook.

    Facebook è un esperimento volto deliberatamente alla manipolazione mondiale, e Thiel è un brillante personaggio del pantheon neoconservatore con un debole per incredibili fantasie "tecno-utopiche". E io non voglio aiutarlo a diventare più ricco.
    Il dipartimento della difesa statunitense e la Cia amano la tecnologia perché rende lo spionaggio più facile

    Ora, anche se non si accetta l'idea che Facebook sia una specie di estensione del programma imperialistico statunitense incrociata con uno strumento per raccogliere immense quantità d'informazioni, non si può in nessun modo negare che, come affare, sia davvero geniale.
    I creatori del sito non fanno altro che giocherellare col programma. In genere, stanno seduti con le mani in mano a guardare milioni di "drogati" di Facebook fornire di spontanea volontà i dettagli della loro carta d'identità, le loro foto e la lista dei loro oggetti di consumo preferiti. Ricevuto questo smisurato database di esseri umani, Facebook vende semplicemente le informazioni agli inserzionisti, o, come ha detto Zuckerberg in uno degli ultimi post sul blog, «cerca di aiutare le persone a condividere informazioni con i loro amici riguardo alle cose che fanno sul web». Ed è infatti proprio ciò che accade. Il 6 novembre dello scorso anno, Facebook annunciò che 12 marchi mondiali erano saliti a bordo. Tra essi, c'erano Coca Cola, Blockbuster, Verizon, Sony Pictures e Condé Nast. "Condividere" è la parola in lingua di Facebook che sta per "pubblicizzare". Stiamo assistendo alla mercificazione delle relazioni umane, l'estrazione di valore capitalistico dall'amicizia.

    Ora, in confronto a Facebook, i giornali, per esempio, come modello d'impresa, sembrano disperatamente fuori moda. Un giornale vende spazi pubblicitari alle imprese che cercano di vendere la loro roba ai lettori. Un sistema che è però molto meno complesso di quello di Facebook. E questo per due ragioni. La prima è che i giornali debbono sopportare fastidiose spese per pagare i giornalisti che forniscono contenuti. Facebook, invece, i contenuti li ha gratis. La secondo è che Facebook può calibrare la pubblicità con una precisione infinitamente superiore rispetto a un giornale. Se, per esempio, si dice su Facebook di amare il film This Is Spinal Tap, quando uscirà nei cinema un film simile, state pur sicuri che vi terranno informati. Mandandovi la pubblicità.

    È vero che Facebook ultimamente è stato nell'occhio del ciclone per il suo programma di pubblicità Beacon. Agli utenti veniva recapitato un messaggio che diceva che i loro amici avevano fatto acquisti in un certo negozio online. Furono 46 mila gli utenti a reputare questo tipo di pubblicità troppo invasiva, tanto che giunsero a firmare una petizione dal titolo «Facebook, smettila di invadere la mia privacy!».
    E per di più, voi utenti di Facebook avete mai letto davvero l'informativa sulla privacy? Ti dice che non è che di privacy ne hai poi molta.
    Facebook fa finta di essere un luogo di libertà, ma in realtà è più simile a un regime totalitario virtuale mosso dall'ideologia, con una popolazione che molto presto sarà superiore a quella del Regno Unito. Thiel e gli altri hanno dato vita al loro paese, un paese di consumatori.

    Ora, voi, come Thiel e gli altri nuovi signori del ciberuniverso, potreste reputare questo esperimento sociale tremendamente eccitante. Ecco qui finalmente lo Stato illuminista desiderato ardentemente fin dal tempo in cui i Puritani, nel XVII secolo salparono verso l'America del Nord. Un mondo dove tutti sono liberi di esprimersi come vogliono, a seconda di chi li sta guardando. I confini nazionali sono un'anticaglia. Tutti ora fanno capriole insieme in uno spazio virtuale dove ci si può esprimere a ruota libera. La natura è stata conquistata attraverso l'illimitata ingegnosità umana. E voi potreste decidere di inviare a quel geniale investitore di Thiel tutti i vostri soldi, aspettando con impazienza la quotazione ufficiale dell'inarrestabile Facebook.
    O, in alternativa, potreste riflettere e rifiutare di essere parte di questo ben foraggiato programma, volto a creare un'arida repubblica virtuale, dove voi stessi e le vostre relazioni con gli amici siete convertiti in merce da vendere ai colossi multinazionali. Potreste decidere di non essere parte di questa Opa contro il mondo.

    Per quanto mi riguarda, rifuggirò Facebook, rimarrò scollegato il più possibile, e trascorrerò il tempo che ho risparmiato non andando su Facebook facendo qualcosa di utile, come leggere un libro. Perché sprecare il mio tempo su Facebook quando non ho ancora letto l'Endimione di Keats? Quando devo piantare semi nel mio orto? Non voglio rifuggire la natura, anzi, mi ci voglio ricollegare. Al diavolo l'aria condizionata! E se avessi voglia di mettermi in contatto con la gente intorno a me, tornerei a usare un'antica tecnologia. È gratis, è facile da usare e ti permette un'esperienza di condivisione di informazioni senza pari: è la parola.
    "




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    permalink | inviato da rizzocitizen il 3/12/2008 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
    POLITICA
    12 novembre 2008
    la differenza tra il segno e l'apparenza

     

    Scena tratta dal film Paz.
    A mio parere una delle scene più spassose del cinema italiano.
    Un grande Max Mazzotta nei panni dello studente impreparato.
    Uno spaccato della realtà universitaria italiana, attraversata in questi giorni da comprensibili tumulti.

    "ho capito ma questa non è una società meritocratica, qui tutti diventano qualcuno per merito di qualcun altro e solo io, che sono un povero cristo devo fare i conti con la regola ma guarda un pò"
     
    Guardate il video.
    POLITICA
    30 giugno 2008
    SpendiSpandiEffendi



    Il prezzo del petrolio oggi ha toccato 143,67 dollari al barile.
    Un'impressionante aumento costante. 
    Le borse crollano, paesi come Libia o Emirati Arabi  minacciano di tagliare la produzione, gli speculatori sguazzano. Si prospetta che per l'estate il prezzo salga fino ai 200 dollari al barile.
    Ma che cazzo stiamo combinando????
    Quando decideremo definitivamente di seguire programmi energetici che  permettano di affrancarci dallo sporco petrolio??
    Io odio il petrolio.
    Rino Gaetano, dell'oro nero,  ne parlava già 30 anni fa.  A volte l'attualità della sue canzoni mi sconvolge. Segno di un mondo che non cambia.

    Essence benzina e gasolina
    soltanto un litro e in cambio ti do Cristina
    se vuoi la chiudo pure in monastero
    ma dammi un litro di oro nero
    Ti sei fatto il palazzo sul Jumbo
    noi invece corriamo sempre appresso all'ambo
    ambo terno tombola e cinquina
    se vinco mi danno un litro di benzina
    Spendi spandi spandi spendi effendi
    spendi spandi spandi spendi effendi
    Spider coupè gitti alfetta
    a duecento c'è sempre una donna che ti aspetta
    sdraiata sul cofano all'autosalone
    e ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione
    non più a gas ma a cherosene
    il riscaldamento centralizzato più ti scalda più conviene
    niente carbone mai più metano
    pace prosperità e lunga vita al sultano
    Spendi spandi spandi spendi effendi
    spendi spandi spandi spendi effendi


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    permalink | inviato da rizzocitizen il 30/6/2008 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
    CULTURA
    24 maggio 2008
    Il successo è l'altra faccia della persecuzione

     

    Pier Paolo Pasolini  intervistato da Enzo Biagi in una trasmissione televisiva. Siamo negli anni 70. Si parla di televisione. Per Pasolini, la televisione è "un medium di massa e non può che mercificarci e alienarci". Ma al di la dei temi trattati, la sensazione prevalente è quella di una discussione pacata, con voci quasi ipnotiche, rilassate. Una tv di altri tempi insomma!
    Attualmente mi viene praticamente impossibile pensare ad una trasmissione con simili temi e con tale acutezza e rispetto dell'interlocutore. La televisione odierna ci sputa dentro casa l'untuoso democristiano Vespa, il rissoso Sgarbi, i litigi tra Pappalardo ed "er mutanda".
    Segni di un degrado culturale che corrode lentamente. 
    Ammiro Pasolini e la sua garbata e feroce maniera di comunicare.



     
    "L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. 
     Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
     Non esiste solo il potere che si esercita nelle decisioni, ma anche un potere meno visibile che consiste nel fatto che certe decisioni non sono neanche proposte, perché difficili da gestire o perché metterebbero in questione interessi molto stabili.
     La grande differenza tra i valori proclamati e i valori reali della società, l’omologazione, fanno pensare veramente a una società totalitaria. Quello che importerà nel futuro sarà il comportamento della più grande forza mai conosciuta: la massa omologata dei consumatori, la stragrande maggioranza degli esseri umani, non più l’ingegno delle élites culturali o l’attività dei politici.
    L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre. 
     Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare".

    Pier Paolo Pasolini 

    musica
    1 maggio 2008
    Num me reggecchiù!!!!




    ........Una morte prematura, una grave perdita per un paese troppo ingessato, privo di senso critico. Chissà come avrebbe commentato e cantato gli avvenimenti degli ultimi vent’anni. Penso a tangentopoli, allo stragismo mafioso, al degrado politico e culturale Berlusconiano.....

    Leggi tutto il post (e cantava le canzoni),  dedicato al grande Rino Gaetano, da me pubblicato su Byte Liberi.
    Ci sono particolari agghiaggianti sulla sua morte, ripresi da un articolo riguardante gli omicidi massonici.

    "Vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia, che ce l'ha con me"
    (
    Rino Gaetano)


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    permalink | inviato da rizzocitizen il 1/5/2008 alle 13:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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